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COSA FARE CON I FIGLI OGGI ?


Mi sono soffermato parecchio sull'analisi del rapporto genitori e figli al giorno d'oggi.
Ma adesso è arrivato il momento di dire qualcosa sul cosa si può fare. Che cosa educa veramente?
Che cosa è veramente preventivo? Che cosa fa prevenzione?
Io penso per esempio che l'informazione non esaurisce il campo della prevenzione e che, a volte, insistere troppo sull'informazione rischia di produrre effetti contagio nei giovani, comportamenti di emulazione nei giovani.
Se noi mettiamo una lente di ingrandimento lì e pensiamo che la prevenzione si fa con la lente d'ingrandimento lì, noi non abbiamo capito nulla di come si fa la prevenzione, perchè alimenteremo comportamenti di questo tipo, renderemo affascinante ciò che si interdice, ciò che si stigmatizza come trasgressivo.
Insomma è una regola fondamentale: tutto ciò che viene presentato come fuori dalla Legge, come trasgressivo è potentemente seduttivo. Dai tempi della genesi: l'interdizione della mela rende la mela proibita affascinante, irresistibile.
In aggiunta a questo anche io penso che la politica del controllo ha il fiato corto, la politica della repressione in generale nelle famiglie e nella società ha il fiato corto. Dunque cosa fa prevenzione se non è l'informazione e se non è il controllo? Che cosa educa?
Mi scuso se sarà un po' schematico ma prenderà come riferimento la madre e il padre. Come se la cavano oggi? Lacan diceva che l'amore materno, che può essere educativo, è sempre l'amore per il nome, cioè l'amore particolare di quel figlio, di quel figlio in particolare: Marco, Francesco, Alessandra, Cristina. Quel nome proprio. Amare significa conoscere la particolarità.
E nei rapporti coi figli, l'amore materno non è lo stesso, con ogni figlio sarà diverso. Quindi la cura materna è la particolarizzazione del nome, l'amore per il nome. Sul lato del padre penso che quello che Freud ci ha detto del padre abbia un grande valore ancora oggi.
Freud descrive il padre come capace di tre operazioni fondamentali: la prima operazione consiste nel saper dire di no, cioè saper porre una legge che non è messa in discussione ulteriormente. La seconda operazione consiste nel saper unire, mettere insieme il no, quindi la legge, l'interdizione con il desiderio, con il sè, con il permesso, con il dono. Il padre che dice solo e sempre no sarebbe il padre padrone, il padre del controllo. E un padre, dice Freud, sa unire la legge col desiderio.
La grande funzione del padre è tenere insieme la legge e il desiderio, non la legge contro il desiderio, non il desiderio contro la legge, che rappresentano le due forme del disagio giovanile più frequenti, cioè : il desiderio contro la legge e allora abbiamo la provocazione, la protesta, il godimento dissipativo di molti giovani; o la legge contro il desiderio e allora abbiamo giovani appassiti, giovani già vecchi, giovani conformisti, giovani senza desiderio, giovani senza passioni, giovani vuoti.
Un padre dovrebbe saper tenere insieme legge e desiderio. Non accentuare la legge contro il desiderio, non accentuare il desiderio contro la legge. La terza operazione si collega anch'essa a Freud quando diceva che un padre è colui che sa anche chiudere gli occhi. Con questo egli intendeva che un padre non è un sorvegliante, il genitore non è un sorvegliante. Saper chiudere gli occhi, a volte, è saper chiudere le orecchie come fa un buon arbitro che, per non rovinare la partita, a volte, sente l'insulto ma non lo sente; o come fa un professore che a volte fa finta di non vedere o di non sentire perchè può riprendere sempre, non può imporre la disciplina attraverso il terrore. Saper chiudere gli occhi è un arte, cioè saper far funzionare la legge ad intermittenza, con una presenza-assenza, la legge che sa fare eccezione.
Un padre dovrebbe incarnare una legge che sa fare eccezione, che sa far posto all'eccezione, che sa far posto all'eccezione senza fare diventare questa eccezione una regola, altrimenti si va alla deriva. Una famiglia che non sa fare posto all'eccezione o fa dell'eccezione una regola diventa un caos, o diventa un campo di concentramento dove tutto deve essere ossessivamente, compulsivamente ordinato.
Saper chiudere gli occhi è un grande insegnamento che vuol dire anche un po' separarsi dai propri figli perchè questo è un altro grosso problema dei nostri giorni. Il problema della separazione non è più tanto il problema del giovane che si separa dai genitori, ma sono i genitori casomai che non lasciano andare i figli, che non sanno perderli.

 




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