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LA MUFFA DELL'ESISTENZA E' UNO DEI NUOVI SINTOMI ?

La relazione tra sintomi e logica del discorso sociale è un presupposto fondamentale di ogni cura psicoanalitica della sofferenza umana, e mai come nel presente questo legame diventa evidente.
Leggere il sintomo sotto la luce dell'epoca è stato un insegnamento centrale di Freud, ma la conferma della natura sociale del disagio mentale trova un riscontro inalterato proprio nel tempo dell'affermazione delle neuroscienze per le quali tutta la vita psichica è pura chimica.
Da sempre il dolore di esistere scopre la vita come disgiunta dal senso, come si esprime Lacan , cioè ci dice che il dolore di esistere manifesta la vita come pura disgiunzione dal senso.
Lacan nel Seminario, Libro II riprende Freud scrivendo :

'Non crediate che la vita sia una dea esaltante sorta per arrivare alla forma più bella, che ci sia nella vita la minima forza di compimento e di progresso. La vita è un rigonfiamento, una muffa, non è caratterizzata da nient'altro che è come altri oltre freud hanno scritto è dalla sua attitudine alla morte.'

 
Cosa ci dice qui ' attraverso Freud ' Lacan? Ci dice che la vita non è una bella forma, una buona immagine, un'espressione del senso, ma un non senso, un rigonfiamento, una muffa.
Ci dice che la vita non è una forza di compimento e di progresso ma una spinta alla morte che contrasta con ogni concezione ideale dello sviluppo evolutivo.
Non a caso Freud definiva la melanconia come un disimpasto radicale tra Eros e Thanatos, dunque come una manifestazione della pura attività della pulsione di morte che finisce per annientare il sentimento stesso della vita.
La risposta alla domanda posta nel titolo di questo articolo è duplice. Per un verso si configura effettivamente come un nuovo sintomo, per un altro no.
No perchè essa accompagna da sempre l'essere dell'esistenza, essendo un affetto attraverso il quale l'esistenza è confrontata con se stessa, con la propria fragilità ontologica, con la sua muffa, con la lesione reale che l'attraversa.
Per un altro verso appare come un nuovo sintomo in quanto esiste nella Civiltà ipermoderna una diffusione epidemica della depressione dai caratteri inediti che, quantomeno, impone che si torni a interrogare il nesso causale tra questa diffusione e la natura del legame sociale nell'epoca del dominio del discorso del capitalista. La spinta a una relazione con l'oggetto di godimento staccato dall'Altro, definito da Lacan 'smarrito', facilita infatti la chiusura monadica del soggetto favorendo l'affetto depressivo come espressione di un isolamento imposto dall'imperativo sociale al godimento.
Nell'attualità cioè il nuovo sintomo si svela come l'altra faccia di una maniacalità altrettanto diffusa, è legato acriticamente ad una circolazione impazzita del godimento.
Il sintomo non è in rapporto alla mancanza a essere ma alla sua abrogazione, alla 'mancanza della mancanza', come direbbe Lacan. L'azione del discorso del capitalista che promette falsamente di congiungere il soggetto (diviso strutturalmente, cioè mancante) con l'oggetto di godimento, finisce per annullare anche il desiderio che da quella mancanza scaturisce. L'effetto principale di questo annullamento è un'angoscia è legata alla 'mancanza della mancanza'- che è legata all'insostenibilità di una vita consegnata integralmente al godimento.
Non c'è più un venir meno dell'oggetto d'amore, dunque il sintomo non si produce più da un'assenza dell'oggetto, ma da un eccesso di presenza dell'oggetto di godimento. Il fondamento del nuovo sintomo non è più la separazione del soggetto ma il suo isolamento autistico in una identità rigida senza divisioni di una maschera sociale che sembra cancellare la singolarità del desiderio.



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