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IL SINTOMO FOBICO

Per la psicoanalisi la fobia ha una precisa funzione: quella di legare l'angoscia.
Forse il riferimento al sintomo fobico può insegnarci qualcosa per districarci meglio fra i sintomi di angoscia, ansia e panico.
L'oggetto fobico dà un nome all'ansia, la localizza in un contesto preciso sopperendo ad una carenza della funzione del Padre ( funzione carente che in psicoanalisi struttura la nevrosi ). Preoccupazioni agorafobiche ( guidare in autostrada ) o claustrofobiche ( prendere l'ascensore ) e fobie degli animali ( ragni, cani, ecc.) sono molto comuni e svolgono un compito preciso che è quello di liberare il soggetto dall'ansia generalizzata.
La fobia delimita l'angoscia e ne lascia il soggetto al riparo praticamente in tutti gli altri ambiti della vita. Basta evitare la situazione fobica per sperimentare una riduzione dell'ansia o persino una completa calma e tranquillità.
Nel panico vi è uno spavento paragonabile a quello tipico dell'incontro con l'elemento fobico. Ma solo a fatica vi scorgiamo l'oggetto. Un terrore senza nome. Non vi è un nome che definisca cosa incute paura.
Chi soffre di attacchi di panico è, in effetti, spaesato dal non sapere dove potrebbe verificarsi questo attacco violento. Per cui se il fobico si limita ad evitare quello specifico oggetto per poter vivere un'esistenza serena in cui l'angoscia è ridotta, il panico comporta una devastazione dell'esistenza stessa. Il lavoro preliminare passa allora per una localizzazione delle aree temute mediante la costruzione di una serie di soglie, tipica dell'agorafobia. L'agorafobia edifica un sistema di soglie che sopperiscono ad una sostanziale carenza della funzione paterna.
Lacan nel Seminario IV ci dice che la fobia dei cosiddetti spazi aperti 'ci presenta un mondo costellato di segni di allarme che disegnano un campo, un ambito, un'area'. con l'aiuto della fobia si instaura un nuovo ordine dell'interno e dell'esterno, una serie di soglie che strutturano il mondo'.
Il sintomo fobico si iscrive nella logica dell'Edipo. Fino alla soglia temuta il soggetto è tutelato non solo dal potersi allontanare con facilità da un certo luogo rientrando verso casa ma anche dalla presenza del regime edipico che è per lui, comunque, rassicurante. Oltre questo livello incontra l'esperienza della non familiarità e si imbatte in una 'voragine', in un baratro ignoto.
Per questo non è bene spingere nessuno oltre quello che, in un certo momento, è il suo limite ed appare preferibile evitare di forzarlo rispettando i tempi della cura che risultano del tutto singolari.



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