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L'AMORE MALATO

L'esperienza umana dell'amore si può dire che è sempre un'esperienza di amore malato.
C'è un eccesso nel modo umano di amare, nel bene e nel male . C'è qualcosa di malato che a volte sembra inestirpabile.
Cioè quando noi amiamo, quando siamo spinti dall'amore, noi esigiamo il possesso assoluto; l'amore è spinta appropriativa. L'amore in questo caso si accompagna molto frequentemente al delirio di gelosia, nelle donne come negli uomini. Non esiste fantasia di gelosia nel mondo animale, in quanto è un sentimento prettamente umano. Cioè la paura, l'angoscia di essere sostituiti, che qualcun altro possa prendere il nostro posto.
C'è qualcosa dell'amore umano che concerne l'eccesso, la perdita del confine, lo smarrimento; non c'è niente di peggio del femminicidio, l'uccidere una donna, l'uccidere un bambino. Fa scandalo che questo possa avvenire nel nome dell'amore, non nel nome dell'odio.
Pensando a San Francesco, non è eccessivo forse l'amore di Francesco?
Colui il quale porta a dilapidare le risorse della famiglia, a spogliarsi di tutto, a lasciare tutto, a fare un salto nel vuoto; non è folle questo amore ?
Non c'è forse una dimensione di follia sempre nell'amore?
Quando un uomo ed una donna sono presi dall'amore, non sono sempre un po' folli?
L'amore non è forse sempre l'esperienza di uno scavalcamento di un limite? dell'oltrepassamento di una soglia?
L'amore non è sempre solo ritrovarsi, ma anche perdersi; quando noi siamo presi nell'amore siamo portati via.
In questo senso l'amore non è mai un'esperienza di padronanza, di controllo.
Freud diceva che quando siamo innamorati siamo messi in movimento da qualcosa; l'innamoramento è sentirsi messi in movimento.
Da questo punto di vista l'amore è, nel suo momento sorgivo, rottura degli equilibri, rottura dell'ordine, fino allo smarrimento.
Lo si vede bene nella clinica con i pazienti. Ci sono incontri d'amore dove la spinta, il trasporto è talmente potente, che viene messa sottosopra un'intera vita, un'intera storia, legami familiari; tutto si brucia. Ma questo è amore malato ? o è forse una dimensione strutturale dell'amore, l'amore cio' come esperienza che ci fa tracimare, sbandare?
Sembra esserci un paradosso fondamentale dell'amore nel rapporto tra uomo e donna.
Io voglio che tu sia mia, io voglio che tu sia mio, che tu sia prigioniero.
Tutti forse vogliamo questo quando siamo veramente innamorati, ma , c'è un ma : non voglio che tu sia mio perchè ti tengo in prigione, ma che tu sia mio perchè tu lo desideri, questo è il trucco.
Voglio cioè una libertà prigioniera, che tu rinunci alla tua libertà liberamente.
Questo è il grande desiderio dell'amore umano. Avere con sè una libertè prigioniera.
Che tu ogni giorno potresti tradirmi con chiunque, sei libera, ma tu ogni giorno, tra tutti, scegli me. Questo è il miraggio dell'amore. Che ogni volta tu rinnovi la tua fedeltè assoluta a me, pur essendo assolutamente libera; tu vuoi essere assolutamente prigioniera.
Non certo l'ossessione gelosa che sarebbe dire: tu sei libera quindi ti devo controllare perchè tu potresti tradirmi.
Ogni amore umano degno di questo nome porta con sè una spinta appropriativa, cio ogni amore umano vuole essere per sempre.
L'incontro amoroso è totalmente contingente, aleatorio, imprevedibile, non è scritto da nessuna parte, ma quando gli amanti s'incontrano, vogliono che duri per sempre.
Ogni amore autentico porta con sè una domanda di eternità, che è per sempre.
Per sempre significa che la mia vita, grazie all'incontro d'amore, è riscattata, è giustificata nella sua esistenza, è voluta nei suoi minimi dettagli.
Da qui mi collego all'altra grande questione dell'amore e per parlarvene citerà, semplificando, due ritratti clinici.
Perchè sul divano dell'analista il paziente dice: "sono innamorato", per alcuni pazienti il problema è non fare mai esperienza dell'amore, e quindi quando lo dicono l'analista dice: finalmente sei innamorato, cioè non è più come l'Avaro" di Molier con i suoi oggetti in cassaforte ( gli uomini sono spesso così ) e dunque finalmente si espongono all'incontro all'incontro con l'altro; oppure c'è chi dice sempre: "mi sono innamorata, mi sono innamorata" ( le donne più spesso ); c'è chi non lo dice mai ( tendenzialmente gli uomini ) e c'è chi lo dice sempre ( tendenzialmente le donne ).
Ma se lo psicoanalista chiede loro, e l'analista lo deve fare per mestiere : di che cosa ti sei innamorata?
Difficile rispondere; non è mai sufficiente la risposta a spiegare perchè; c'è qualcosa in più degli attributi, delle proprietà dell'oggetto d'amore.
Ed è per questo che, quando c'è esperienza autentica dell'amore, la risposta più semplice e più vera che ci capita di ascoltare è : mi sono innamorata di tutto.
Tutto vuol dire la dimensione insostituibile di quella persona, intraducibile; per questo Lacan diceva che il vero amore è sempre amore del nome, non è mai amore dell'amore, è sempre amore di nomi propri, quindi di quella particolarità intraducibile.
Si vede bene anche nell'analisi quando il paziente dice che si è innamorato e viene fuori il nome.
Il nome proprio è qualcosa che non si può tradurre in nessuna lingua, che non è comune, tanto è che per gli innamorati che fanno il nome della persona che si ama, questo nome è come un corpo, ha l'effetto di un corpo, ha una sensibilità unica.
L'amore umano mette l'assoluto nel particolare.
L'amore umano malato traduce questo assoluto in una spinta appropriativa che oltrepassa il limite.
Per la psicoanalisi la condizione mentale che rende possibile un amore autentico è la capacità di sopportare la nostra solitudine.
Più siamo capaci a sopportare la nostra solitudine, quindi a sopportare che siamo stati un grido nella notte, quindi che potremmo vivere esperienze che ci riportano a essere questo grido, noi non ci incolleremo all'altro, e proprio perchè non ci incolleremo all'altro potremo essere in grado di perdonarlo, nella sua imperdonabilità.



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